Un veterinario di Torino mi ha raccontato questa scena. Sala d'aspetto, martedì mattina. Una signora entra col Labrador che zoppica. Radiografia. Displasia dell'anca. Il chirurgo dice: "Servono circa 3.000 euro per l'intervento." La signora chiede se può pagare a rate. Il veterinario le chiede se ha un'assicurazione. Lei risponde: "Esiste un'assicurazione per i cani?"
Anno 2026. In Italia ci sono circa 14 milioni tra cani e gatti. Meno del 3% è coperto da una polizza sanitaria.
In Svezia la percentuale è del 90% per i cani e del 50% per i gatti.
Non è un refuso. È la distanza tra due mondi.
I numeri che nessuno mette insieme
L'IVASS, l'autorità che vigila sulle assicurazioni in Italia, ha pubblicato a ottobre 2024 la prima indagine sulle polizze per animali domestici. I risultati sono impietosi.
Sul mercato italiano esistono 81 polizze, commercializzate da 32 compagnie. Di queste 81, solo 23 sono pensate esclusivamente per gli animali. Le altre 58? Sono accessori, pezzi aggiuntivi infilati dentro polizze casa o famiglia. Come dire: "Già che ci sei, vuoi anche la copertura per il cane?" Un ripensamento, non un prodotto.
E poi ci sono le esclusioni. Malattie congenite ed ereditarie: escluse. Patologie pregresse: escluse. Neoplasie recidive: escluse. Infezioni che potevano essere prevenute con vaccinazioni: escluse. L'IVASS lo scrive chiaro: le polizze escludono proprio le situazioni che più frequentemente si presentano nella vita di un animale domestico.
Tradotto: paghi un'assicurazione che non ti copre quando ne hai bisogno.
Un dato di Facile.it, da un'indagine condotta a gennaio 2026 su un campione rappresentativo di proprietari italiani: 4,1 milioni di persone hanno affrontato spese veterinarie impreviste superiori a 500 euro nell'ultimo anno. E quasi 4 milioni hanno rimandato visite o esami diagnostici per ragioni economiche.
Quattro milioni di animali che non vanno dal veterinario perché costa troppo. Senza rete, senza protezione, senza alternative.
Il modello svedese non è magia
In Svezia l'assicurazione per animali esiste dal 1924. Agria, la compagnia più grande, ha scritto la prima polizza per un cane quell'anno. Cento anni di vantaggio.
Ma non è solo questione di tempo. In Svezia gli allevatori raccomandano l'assicurazione al momento dell'adozione. I kennel club hanno accordi con le compagnie assicurative. È culturale: quando prendi un cucciolo, assicurarlo è il passo successivo come comprare la ciotola.
Il risultato? Oltre 5,7 miliardi di corone svedesi in premi assicurativi nel 2022, il doppio rispetto a dieci anni prima. E un rapporto con la medicina veterinaria completamente diverso: i proprietari svedesi portano il cane dal veterinario senza pensarci perché sanno che la polizza copre.
Nessuna legge obbliga gli svedesi ad assicurare i propri animali. È semplicemente normale.
In Italia, assicurare il cane è considerato bizzarro.
Cosa offre il mercato italiano, concretamente
Facciamo un giro tra le opzioni disponibili.
Le polizze partono da circa 10 euro al mese, con premi annuali che vanno da 150 a 250 euro per le coperture base. Fin qui sembra ragionevole. Ma il diavolo sta nei dettagli.
| Aspetto | Cosa trovi di solito |
|---|---|
| Età assicurabile | Da 2 mesi a 8/10 anni |
| Dopo i 10 anni | Copertura ridotta o cessata |
| Malattie ereditarie | Escluse nella maggior parte delle polizze |
| Patologie pregresse | Sempre escluse |
| Periodo di carenza | Da 30 a 180 giorni |
| Tetto di rimborso annuo | Da 1.000 a 2.500 euro |
| Tempi di rimborso | Da 30 a 60 giorni |
| Cure dentarie (non da trauma) | Quasi sempre escluse |
| Sterilizzazione, vaccini, routine | Esclusi |
Quindi. Hai un Labrador di 11 anni con un tumore? Non sei assicurabile. Hai un Bulldog Francese con problemi respiratori congeniti (e li hanno quasi tutti)? Escluso. Il tuo gatto ha una malattia renale cronica? Preesistente, esclusa.
Le polizze coprono, in sostanza, gli animali giovani e sani a cui non succede quasi nulla. Quelli che ne avrebbero davvero bisogno restano fuori.
C'è un altro numero che mi ha colpito: secondo l'indagine IVASS, meno del 12% dei proprietari italiani è in grado di descrivere correttamente cosa copre la propria polizza. In Svezia quella percentuale supera il 70%.
Non è solo un problema di offerta. È un problema di comprensione. Le polizze sono scritte in legalese assicurativo, con clausole che richiedono una laurea in giurisprudenza per essere interpretate. E se non capisci cosa stai comprando, non lo compri. Oppure lo compri e scopri che non ti serve a nulla quando presenti il sinistro.
La trappola dell'età
Questo è forse il paradosso più grande. Le compagnie assicurative smettono di coprire gli animali quando invecchiano, cioè esattamente quando le spese veterinarie aumentano.
Un cane tra 0 e 5 anni costa in media 193 euro all'anno di veterinario (dato Facile.it, 2025). Un cane tra 8 e 12 anni? Le spese possono triplicare, quadruplicare. Artrosi, tumori, insufficienza renale, problemi cardiaci. Ma a quel punto la polizza o ti costa il triplo, o non è più disponibile.
L'IVASS lo dice esplicitamente nel suo report: l'offerta attuale è carente con riferimento agli animali più anziani, che sarebbero quelli che trarrebbero maggior beneficio da una polizza.
In realtà, questa non è una stranezza del mercato italiano. È il modo in cui funziona l'assicurazione quando i modelli attuariali sono basati solo sul rischio e non sulla prevenzione. In Svezia, aziende come Lassie stanno provando un approccio diverso: premiano i comportamenti preventivi con premi più bassi e usano la tecnologia per ridurre il rischio invece di escluderlo. Lassie ha superato i 90.000 animali assicurati e si sta espandendo in Germania e Francia.
Il concetto è semplice: se aiuti il proprietario a prevenire i problemi, paghi meno sinistri. E se paghi meno sinistri, puoi offrire coperture migliori a prezzi sostenibili.
In Italia questo modello non esiste ancora.
Cosa fanno le famiglie italiane nel frattempo
Senza assicurazione, le strategie sono tre.
Pagano di tasca propria. Il costo medio annuo per un cane nel 2025 è stato di 1.263 euro, per un gatto 767 euro. E questi sono i costi ordinari. Un intervento chirurgico d'emergenza può costare 2.000 o 3.000 euro in una volta sola.
Rimandano. Quasi 4 milioni di proprietari hanno posticipato cure veterinarie per motivi economici. Questo significa animali che soffrono più a lungo e patologie che peggiorano, con costi finali più alti.
Rinunciano. È il dato che nessuno vuole vedere. Animali non curati, o curati parzialmente, perché il proprietario non può permettersi la spesa. E nessuna rete di sicurezza.
Il 51% degli intervistati in un sondaggio recente si è detto disposto a spendere tra 200 e 300 euro l'anno per un'assicurazione. I prodotti esistono in quella fascia di prezzo. Ma la sfiducia, la complessità e le esclusioni tengono lontani i potenziali clienti.
Il problema non è che gli italiani non amano i propri animali. L'Italia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di possesso di animali domestici: oltre 10 milioni di famiglie ne hanno almeno uno. Il problema è che il mercato assicurativo non ha mai trattato seriamente questo segmento. Ha offerto prodotti accessori, pieni di esclusioni, scritti per non pagare.
E i proprietari hanno imparato a non fidarsi.
La veterinaria di Torino che mi ha raccontato della signora col Labrador ha aggiunto una cosa. "Io a volte consiglio ai miei pazienti di aprire un conto deposito e mettere da parte 50 euro al mese per le emergenze. È triste che il consiglio migliore che posso dare sia: fai da solo."
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